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Ovvero, la prima volta del Paramotore al servizio di una spedizione speleologica.
Di Jean Héraud, Barnabé Fourgous, Jacques Bast.
Traduzione di Elisabetta Senini
Tratto dalnumero 159 di Delta & Parapendio di settembre 2005
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Speleo? Papuasia??? Paramotore???
Anzitutto, prima di parlare di paramotore: cos’è una spedizione speleologica in Puapasia Nuova Guinea e perché il par amatore?
Da una ventina di anni a questa parte, la Puapasia – in particolare l’isola di Nuova Bretagan – attira gli speleologigi come l’Himalaya attira gli alpinisti.
Ogni due anni una ventina di speleologigi esplora gli altipiani calcarei dell’isola, alla ricerca di grotte sconosciute da catalogare, esplorare e cartografare. Ognuno sogna intricati e profondi labirinti da esplorare e possenti fiumi sotterranei “vergini da ogni sguardo umano”.
Per scovare queste cavità sono necessarie estenuanti escursioni nella giungla, che si dipartono tutt’ntorno al campo base che viene installato all’inizio della spedizione; si avanza a colpi di machete e il più delle volte alla cieca.
Da qui il sogno di volare al di sopra della foresta vergine, per scovare con un solo sguardo i possibili rilievi di interesse e mappare il terreno con rilevamenti GPS per poi andare alla ricerca di grotte a colpo sicuro.
Il progetto
L’idea del paramotore è nata piano piano, a partire dal 2004, ad opera di due “vecchi” componenti della spedizione del 2003, Barnabè e Jean.
Non sapevamo nemmeno cosa fosse un paramotore fino al 2004, quando durante l’arco dell’anno abbiamo fatto il corso e imparato a volare.
Ma non potevamo certo dire di aver risolto i nostri problemi, perché la nostra idea di utilizzare il paramotore per le spedizioni presentava non pochi rischi.
+ Le condizioni metereologiche: l’isola di Nuova Bretagna è situata dell’emisfero Sud, tra l’equatore ed il tropico; l’aria calda e umida complica i decolli. Oltretutto, da metà giornata, c’è il rischio che si verifichino fenomeni meteo a volte assai violenti: condizioni termiche estreme, temporali, piogge torrenziali, venti forti…
+ Il terreno sorvolato: si tratta di una delle ultime foreste ver-gini del pianeta, con qualche villaggio di tribù semiprimitive isolato sui contrafforti dei rilievi. Sull'altipiano dove effettuiamo le ricerche la giungla è fitta, interrotta solo dalle profonde gole del fiume Bairaman.
In queste condizioni, il significato del termine "sicurezza" viene stravolto nella comune accezione: un problema con il motore e il conseguente "atterraggio" sugli alberi deve essere visto in tutti i dettagli: trasmissione della posizione prima della fine del volo con il GPS, discesa dagli alberi su un suolo per niente ospitale, cura delle eventuali ferite, sopravvivenza nella giungla fino all'evacuazione da parte dei soccorritori...
Oltretutto, la nostra esperienza come paramotoristi era molto limitata! Ma a risolvere in parte questo problema ci ha pensato il terzo membro della spedizione: Jacques, parapendista e paramotorista esperto.
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I preparativi
Mentre effettuavamo la nostra preparazione in Francia,abbiamo cercato due paramotori: dovevano essere macchine leggere, smontabili, affidabili e con una buona autonomia. La necessità di dover rispondere a queste caratteristiche ci ha indirizzato verso i paramotori Miniplane (motore Top 80 ed elica in carbonio da 125 cm), utilizzati con le vele Tepee della ITV.
Con questo equipaggiamento abbiamo effettuato diversi voli nella regione di Grenoble, alla scoperta degli splendidi paesaggi della Chartreuse ancora innevati.
Gennaio 2005: la grande partenza...
Il viaggio in sè è già un'avventura: dura 7 giorni, sono necessari 5 diversi aerei, un battello e altri mezzi di fortuna per arrivare - armi e bagagli - al piccolo centro amministrativo di Palmalmal, sulla costa della nuova Bretagna.Qui i comfort moderni si traducono in qualche ora di corrente elettrica durante la giornata e un telefono che fa sempre i capricci.
E' da qui che abbiamo deciso di fare i nostri primi voli "di acclimatamento" prima di dirigerci verso Maito, villaggio papua ai piedi della montagne, che sarà la nostra base operativa per i voli di ricerca.
Primi voli su Maito
+ dal 24 al 27 gennaio: i primi voli
Dopo qualche difficoltà dovuta alla particolare aerologia,Jacques e Jean fanno i loro primi voli da Palmalmal e scoprono la bellezza della costa, contornata da magnifiche barriere coralline e punteggiata da piccoli villaggi papua.
+ 28 e 29 gennaio: giornate nere
Il 28, è il giorno del gran volo in direzione Maito partendo dall'aerodromo di Palmalmal. Siamo pronti, armati fino ai denti e con i paramotori carichi all'inverosimile: serbatoi pieni, contatto radio con Palmalmal e il campo base di Maito, GPS, carte, farmacia, 30 metri di cordino, l'immancabile machete, acqua... Gli spettatori sono numerosi, così come i fotografi che vogliono immortalare il gran volo verso la giungla.
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Ma la meteo ci mette lo zampino: vento molto debole e di direzione variabile, aria instabile. L'intera mattinata trascorre nei tentativi di decollo, con i piloti carichi e bardati che non ce la fanno più a sopportare il caldo crescente.
Ne usciamo completamente distrutti, fisicamente ma soprattutto psicologicamente... oltretutto, Jacques si scortica mani e ginocchia e Jean rimedia una bella infezione alla gola.
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L'indomani non va molto meglio, anche se Jacques riesce a fare qualche voletto di prova.
Ognuno di questi tentativi affatica anche i nostri colleghi di spedizione, che sono impegnati a preparare altre cose e cominciano a non credere più in questa possibilità.
Sentiamo che è in gioco la nostra credibilità, fortunatamente alcuni membri della spedizione, come Laurent Mestre, ci incoraggiano nei nostri sforzi e di questo siamo loro grati.
+ 30 e 31 gennaio: la svolta
il 30 gennaio Jean decolla per Maito approfittando di un refolo d'aria in tarda mattinata. Si fa sbal-lottare a pochi metri da terra, per poi trovare aria più calma in quota.
L'inizio del volo è magnifico, ma le condizioni meteo degenerano rapidamente: piove già su Maito,diluvia al campo base (che è circa a 10 km da Maito), dei grossi cumuli si formano sopra Palmalmal e poi comincia a piovere anche su di noi... Jean è costretto a rientrare...
E' deciso che si ripartirà l'indomani, all'alba e senza vento.
Siccome niente e facile a queste latitudini, le abrasioni di Jacques tendono ad infettarsi, nonostante le cure. A Palmalmal ciò non rappresenta un problema, ma l'idea che la situazione possa peggiorare a Maito, a due giorni di marcia dal più vicino centro medico e dove le condizioni igieniche sono più difficili, non ci fa dormire...
Il mattino dopo alle 6,30 eccoci pronti in decollo; voliamo insieme fino al villaggio costiero di Bairaman e poi Jacques (che ha pensato tutta la notte alle sue condizioni ed oltretutto ha anche problemi con la radio) decide di tornare indietro.
Jean prosegue e risale la valle selvaggia ed incassata del fiume Bairaman. Arriva in vista di Maito, da dove Barnabé lo prende in collegamento radio.
Oltre Maito, l'avventura continuerà con soli due piloti - Bamabé e Jean - e un Miniplane,mentre Jacques raggiunge il campo base nella giungla per assicurare, mentre si cura, il costante collegamento radio con il paramotore in volo.
Le perlustrazioni
+ Perlustrazione Uno
Visto che le condizioni sono favorevoli,Jean prosegue subito il suo volo in direzione delle sorgenti del Bairaman e il cuore del massiccio montuoso; devia poi per raggiungere il campo base, dove però non è possibile atterrare.
Vero "nido d'aquila", il campo base è abbarbicato su una stretta cengia sul limitare si uno strapiombo allucinante di 800 metri. Questa "ferita" della Terra è in effetti una valle molto profonda e verticale che raggiunge il canyon del Bairaman.
Paragonando il paramotore ad uno pterodattilo, tutto l'insieme sembra il "Mondo Perduto" di Conan Doyle!
Sull'altipiano vicino, inizia la perlustrazione,con voli radenti a qualche decina di metri dalla cima degli alberi.
Dopo poco la prima grotta è individuata! Sembra interessante e verrà chiamata "BalusMalu". La mappatura GPS si effettua sorvolando tutt'intorno la fossa di entrata e monitorando tre punti GPS, ben ripartiti angolarmente (triangolatura).
Un'occhiata al serbatoio indica che purtroppo è giunta l'ora di rientrare su Maito.
Non rimane ora che mettere i piedi per terra nel cuore del villaggio, in un "atterraggio" descritto via radio da Barnabé.
Sfortunatamente (o fortunatamente...) non ci sono grandi strade in un villaggio papua e l'atterraggio si deve fare tra le case e gli orti. L'atterraggio scelto da Barnabé non piace affatto a Jean; seguono alcuni minuti di vivace discussione via radio e di sorvoli ripetuti del villaggio alla ricerca di qualcosa di più "simpatico" dove posare i piedi... ma il livello del carburante rimette le cose a posto e finalmente Jean atterra nel fondo di un piccolo avallamento.
Nel villaggio tutti sono eccitati: è la prima volta che si vede così da vicino un "lik lik chopper" (mini-elicottero). Il paramotore viene alloggiato in casa di Bernard, il capo villaggio, che ci ospita.
Il resto della giornata lo passiamo in compagnia dei nostri vecchi amici papua conosciuti durante la spedizione del 2003, a fumare tabacco e a rilassarci al suono di tamburi e di canti che sembrano venire dagli albori della storia dell'uomo.
+ Perlustrazione Due
L'indomani, mentre aspettiamo il carburante che viene trasportato dai locali lungo la giungla dalla costa, andiamo alla scoperta della cultura e del faticoso lavoro dei campi dei papua.
Cerchiamo anche un luogo idoneo per il decollo, ma ben presto ci rendiamo conto che è fatica sprecata: gli spazi aperti attorno al villaggio sono recintati, coltivati e quindi impraticabili. L'unica speranza è il prato nei pressi della chiesa, che dà sull'avallamento dove ieri Jean è atterrato.
Lo spazio è limitato ed il suolo costellato di sassi, ma è quello che possiamo permetterci...
Che differenza rispetto agli splendidi decolli dell'estuario del fiume Bairaman, che scopriremo troppo tardi... alla fine della spedizione, mentre staremo marciando in direzione della costa!
Con l'accordo e l'aiuto degli abitanti del villaggio,cerchiamo di migliorare il nostro "decollino", togliendo i sassi e spianando un poco la pendenza della conca. Il giorno successivo (2 febbraio) alle 6,30 del mattino ci avviamo al decollo pensando di passare inosservati: errore! in pochi minuti un centinaio di persone arrivano da ogni dove per godersi lo spettacolo e resteranno nei pressi per l'intera mattinata. Una volta in posizione, inizia una lunga attesa. Il vento è debole e la direzione varia, ma mai - ovviamente - in quella a noi favorevole! Le ore passano,il Miniplane sta a terra o sulle spalle di Jean, a momenti acceso, poi spento, siamo in balia dei capricci del vento.
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Incoraggiamo la creazione di un "circolo fumatori" fra i papua, così che le volute del fumo ci possano meglio indicare la direzione della brezza!
In una ventina accolgono la nostra proposta e ben presto si mettono in posizione a noi favorevole e... iniziano una accesa discussione sul vento e sul perché delle sue direzioni così mutevoli!
Ad un tratto Barnabé dà l'OK via radio, la vela sale correttamente e Jean dà gas. In una frazione di secondo pensa di essere già in volo, l'attimo dopo ritocca terra bruscamente, pendola in avanti e "ara" il terreno (fortunatamente senza più sassi!) per qualche metro. Per fortuna si rialza senza un graffio, con il Miniplane intatto... fra l'ilarità generale dei locali ed anche di tutti noi! Torniamo a casa, ci sentiamo un poco sconfitti, ma l'importante è non aver subìto danni.
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Il giorno dopo, stessa storia. Stavolta siamo pronti alle 5,30 del mattino: stesso posto, stessi spettatori... lo spettacolo di ieri è stato degno e tutti sono tornati...Ancora due tre ore d'attesa, alcune false partenze, poi "tutto gas" e Jean decolla, come in un sogno!
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Il volo è entusiasmante ed allo stesso tempo angosciante: il Miniplane prende quota e sorvola per un quarto d'ora la zona da perlustrare, ma Jean non rileva nulla di interessante.
Per contro, il rumore del motore fa alzare in volo dalla giungla una moltitudine di uccelli colorati, svelandoci la magnifica fauna che avevamo finora solo sentito cantare...
Un 360 sullo strapiombo sul quale si affaccia il campo base permette di individuare delle sorgenti poste a mezza altezza e di gettare una rapida occhiata alle cascate blu turchesi che si gettano nel Bairaman...
Jean riprende la perlustrazione e ben presto due nuovi siti sono individuati e mappati.
Ma la meteo degenera rapidamente e le nubi si richiudono attorno al paramotore; minaccia pioggia, ma un tratto ancora sgombro permette a Jean divenire ad atterrare dopo un quarto d'ora a Maito. La vela non è ancora del tutto messa a riparo che uno scroscio si abbatte sul villaggio. E' normale...
+ Perlustrazione Tre
Il giorno dopo (3 febbraio) è il turno di Barnabé. Il cerimoniale è immutabile: salutiamo il nostro fedele pubblico e dopo tre ore passate a genufletterci sul prato della chiesa, gettiamo la spugna. Il vento proprio non ne vuol sapere di essere dalla nostra parte!Il giorno successivo ci ritrova fedeli ai blocchi di partenza; dopo le solite due tre ore di attesa, ecco il via!
La vela sale un poco di traverso e Barnabé si prende anche il lusso di raddrizzarla, cosa che gli costa qualche metro di decollo e di mancanza di velocità all'inizio del pendio...
Accelerata e via... grandi urla di gioia da parte dei locali e fiato sospeso per Jean e Barnabé, che si trova un po' basso a sfiorare i tetti delle case più vicine;due virate un poco decise per riuscire ad uscire dall'avallamento e prendere quota senza danni...anche stavolta ci è andata bene!
Il volo prosegue sotto un sole splendente, tanto che addirittura si creano condizioni di termica e di turbo-lenza. Barnabé sorvola i bordi superiori di una grande valle e mappa due siti interessanti, poi altri due su un altipiano intermedio; ma le condizioni si fanno troppo turbolente e quindi decide di abbreviare la sua permanenza in volo.
Non che l'atterraggio sia più tranquillo: le due maniche a vento indicano chiaramente che il vento mantiene direzioni diverse fino a livello del suolo, ma in qualche modo anche per oggi è andato tutto bene e trasmettiamo via radio al campo base le coordinate GPS dei nuovi siti intravisti in volo.
Un'altra idea "fumante" per terminare in bellezza la spedizione: volare sopra il vulcano "Tavurvur" ine ruzione!
Dopo una notte dantesca passata ai piedi della montagna di fuoco, animata da regolari esplosioni, la natura ci offre noci di cocco e canna da zucchero come colazione.
Sono le 6 del mattino, il vento è debole; Bamabé verifica ancora una volta il materiale e poi, dopo una cinquantina di metri di corsa indiavolata, decolla. Visto dal cielo, il mare verde sembra una fluente capigliatura ondeggiante; alcuni squali sono riconoscibili al largo dalla loro silouette slanciata ed inquietante...
Ma già il vulcano si avvicina e catalizza l’attenzione del pilota. Lo spettacolo è magnetico ed esplosivo ad un tempo... malgrado i passaggi siano sempre più vicini al cratere, l' aerologia si mantiene incredibilmente stabile e dissipa i timori iniziali di Barnabé.
Tuttavia, a volte si lascia sorprendere dalle detonazioni che divengono più assordanti man mano che ci si avvicina al vulcano.
Lapilli di roccia anche di notevole dimensione sono proiettati fino ad una cinquantina di metri al di sopra della bocca eruttiva e se ne riesce a vedere il cuore ancora incandescente; ma la cosa più straordinaria rimane il pennacchio di fumo: una colonna densa e grigia alta oltre duecento metri...
Girando attorno al vulcano, una sorpresa attende Barnabé nella zona di sottovento: una pioggia di ceneri arriva crepitando sulla vela e su di lui e si deve proteggere gli occhi con le mani!
Barnabé atterra poco dopo, dopo un ultimo giro di addio a questo luogo straordinario; sono già le 9 ed il serbatoio "piange" in riserva...
Il tempo passa in fretta fra gli uccelli del paradiso, nel paese dei sogni...
L'avventura prosegue...
Dopo queste giornate movimentate, si impone una riflessione: l'idea di utilizzare il paramotore per individuare e mappare delle nuove grotte è senza dubbio valida, ma sarebbero necessari ancora molti giorni e molti voli per portare un contributo decisivo alla spedizione.
Per contro, per quanto riguarda la sicurezza, il sito di decollo è ad alto rischio. Siamo consapevoli che, aumentando il numero di decolli, rischiamo l'incidente. E siccome "è meglio un asino vivo che un leone morto", decidiamo di passare alla speleologia.
Depositiamo quindi momentaneamente il Miniplane presso la casa del capo villaggio, tiriamo fuori dai bagagli l'attrezzatura da speleo e raggiungiamo gli altri al campo base sull'altopiano.
Il seguito dell'avventura è evidentemente una storia di speleo e dunque "sotterranea", fatta di marce nella giungla, esplorazione di grotte e voragini, di fiumi sotterranei, scoperta di graffiti rupestri... ma questa è un'altra storia! |
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La ciliegina sulla torta: dalle grotte ai vulcani!
Conclusioni e prospettive
Da un punto di vista pratico, il Miniplane si è rivelato decisamente adatto alle nostre esigenze, grazie alla sua facilità di trasporto (sia in aereo che sulle spalle nella giungla!) ed al suo eccellente rapporto peso/potenza. Si è rivelato affidabile ed il rumore del motore non ci ha mai fatto inquietare. Dal punto di vista della regolazione, non abbiamo certo cercato l'ottimale! A dispetto delle condizioni calde e umide, abbiamo variato di poco la qualità della miscela, optando per una percentuale di olio relativamente elevata.
Per quanto riguarda i risultati dei nostri rilevamenti, su 7 grotte di cui abbiamo rilevato le coordinate GPS, 6 sono nuove e una è la mappatura dal cielo di un buon sito, "Nambawan", scoperto via terra nel 2003.
La metà dei nuovi siti sono stati raggiunti ed esplorati dalla spedizione via terra; purtroppo non hanno dato accesso al profondo collettore sotterraneo, come tutti speravamo...
Tuttavia, noi conserviamo di questa avventura - a tratti rude e pericolosa - un ricordo molto bello perchè,nonostante tutti i pericoli e le difficoltà che abbiamo incontrato, siamo riusciti a realizzare il nostro sogno. Eravamo e siamo convinti che il paramotore possa essere un ausilio prezioso per la speleologia, in modo particolare in due casi:
- per la perlustrazione in falesia dei siti carsici già conosciuti (come in Francia)
- per la perlustrazione generale di grandi siti ancora vergini, al fine di localizzare meglio i punti più interessanti ed i fenomeni carsici di una certa estensione. Se tutto questo è stato possibilmente Papuasia, certamente sarà possibile anche in altri luoghi, con buoni risultati e sicuramente
(o no!?) in condizioni di sicurezza maggiori.
Ringraziamenti
+ a Diego e Giuliano Cecchetto di Per il Volo, costruttori del Miniplane, per la fiducia che ci hanno dimostrato e perchè, ancor prima di essere imprenditori, sono dei valenti tecnici e degli amanti dell'aria e dei sogni...
+ a Heniu Dyduch di ITV. per il suo sostegno, la sua gentilezza e la sicurezza di utilizzo delle sue vele Tepee
+ a William Raffin e a Mathieu Rouannais. entrambi "diavoli" dell'aria e bravi istruttori
+ alla CAF e alla FFPLUM
+ senza dimenticare Stéphane Rogeau e Jacques Bolle, che non hanno potuto (loro malgrado) essere dei nostri. Pierre e Ronald de Alto e tutti i paramotoristi che ci hanno dato consigli e ci hanno aperto le porte del cielo
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